La pratica dello yoga, oggi sempre più diffusa anche nei paesi occidentali, nasce in India circa cinquemila anni fa, come filosofia e disciplina che riguarda sia posizioni fisiche dette asana sia tecniche di respirazione dette invece pranayama, che hanno lo scopo di aumentare la consapevolezza corporea e di promuovere un generale benessere fisico e psicologico.

Lo yoga coinvolge il corpo nella sua interezza: a livello fisico ha effetti sulla postura e il respiro, e attraverso la pratica della meditazione, le tecniche di concentrazione e di rilassamento ha degli effetti che coinvolgono la sfera cognitiva. Impegno e costanza nella pratica di questa disciplina consentono di aumentare il benessere psicofisico con effetti che riguardano un miglioramento della postura, del tono e dell’elasticità muscolare, la riduzione dello stress e dell’ansia e un miglioramento della salute del sistema cardiovascolare poiché regola il battito cardiaco ed ha effetti positivi sulla pressione sanguigna.

Lo yoga ha benefici anche sulla sessualità?

In una revisione della letteratura pubblicata da Brotto e colleghi sul Journal of Sex and Marital Therapy vengono presi in esame diversi studi empirici e non, con lo scopo di individuare un collegamento tra la pratica dello yoga e il miglioramento della funzione sessuale.

Nonostante i limiti delle ricerche analizzate, gli studiosi mettono in evidenza la presenza di un noto miglioramento della funzione sessuale che riguarda la consapevolezza corporea, la pressione sanguigna genitale, il rilassamento del pavimento pelvico e un allungamento della durata del rapporto sessuale. Non sono stati trovati studi che riguardano posizioni (asana) specifiche per disfunzioni sessuali, ma sembra che lo yoga abbia effetti sia sull’eiaculazione precoce che sulla disfunzione erettile.

In particolare, uno studio comparativo pubblicato sulla rivistaAndrologia ha indagato l’efficacia di un programma di gestione dello stress di 8 settimana sulla disfunzione erettile. E’ stato reclutato un campione di uomini tra i 20 e i 55 anni con una diagnosi di disfunzione erettile; per 5 mesi ad un gruppo è stato somministrato il tadafil (un farmaco che ha lo stesso effetto del Viagra)  mentre all’altro gruppo in aggiunta al farmaco è stato chiesto di partecipare ad un gruppo di gestione dello stress di 8 settimane: i risultati  hanno riportato la presenza di un significativo miglioramento statistico riguardante lo stress percepito sia della funzione sessuale, nel campione che aveva anche partecipato al programma di gestione dello stress. Inoltre lo stesso gruppo ha riportato una minore esposizione giornaliera al cortisolo rispetto al gruppo di controllo dopo 8 settimane.

Lo stress percepito e il cortisolo hanno mostrato un interessante correlazione con le misurazioni della funzione sessuale, confermando l’importanza della sua gestione come parte integrante di un intervento nell’approccio terapeutico biopsicosociale.

Un’altra conferma dei benefici dello yoga sulla sessualità maschile arriva da uno studio pilota non comparativo pubblicato sul Journal of Sexual Medicine: è stato coinvolto un campione di uomini di età compresa tra i 24 e i 60 ai quali è stato somministrato un test sulla valutazione della funzione sessuale (MSQ) prima e dopo 12 settimane di sessioni di yoga. Anche questo studio ha riportato un punteggio significativamente alto sulle funzioni sessuali dopo le sessioni di yoga, evidenziando un netto miglioramento su diversi aspetti della sessualità.


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La letteratura sul tema è ancora carente di ricerche che valutino come questa disciplina possa essere efficace su specifiche disfunzioni sessuali, ma la ricerca futura, in vista dei risultati positivi già riscontrati, potrà darci interessanti risposte.

Ringrazio per la collaborazione la Dott.ssa Giulia Catania

L’orgasmo rappresenta da sempre un elemento centrale dell’esperienza sessuale, un fine ultimo investito da credenze e aspettative sia nella sfera maschile che in quella femminile. Nel caso dell’uomo, l’orgasmo solitamente rappresenta la fine del rapporto sessuale, mettendone così l’accento sulla durata, non solo per la soddisfazione maschile, ma piuttosto per quella femminile.

La risposta sessuale della donna infatti risulta ben diversa, influenzata maggiormente da fattori che vanno ben oltre l’aspetto biologico e sessuale, pertanto molte di esse ancora hanno grande difficoltà nel raggiungere l’orgasmo.

Per quelli che invece questa difficoltà non ce l’hanno, il passo successivo è quello di riuscire ad allargare la propria esperienza sessuale, provando a oltrepassare i limiti che la maggior parte degli individui pensa di avere.

Uno degli obiettivi è rappresentato dall’orgasmo multiplo, ovvero il raggiungimento di più di un orgasmo durante un incontro sessuale. Le definizioni che gli vengono attribuite sono diverse: secondo alcuni autori viene considerato come il raggiungimento di più orgasmi, uno dopo l’altro, con poco tempo di attesa nel mezzo e con un mantenimento del livello di eccitazione; per altri invece è considerato come il raggiungimento di più orgasmi separati da un maggiore intervallo di tempo, in cui il successivo si verifica anche qualche minuto più tardi.

È più comune nelle donne, ma non tutte vi riescono: risulta che solo il 15% riesce a sperimentarlo. Spesso gli orgasmi successivi al primo tendono a perdere di intensità, ma ciò non significa che siano meno piacevoli.

Si tende a pensare che, a causa del tempo refrattario successivo all’eiaculazione, gli uomini non possano avere degli orgasmi multipli.

Secondo le ricerche risulta invece che molti uomini ne siano capaci, in quanto hanno un periodo di recupero molto breve, rispetto ad altri a cui servono dalle 12 alle 24 ore (o anche di più), capacità che va però a diminuire dopo i 30 anni di età. Per l’uomo la probabilità di avere più orgasmi può aumentare in diverse situazioni: se si evita l’eiaculazione per un po’ di tempo, se si fa uso di farmaci psicostimolanti o di sex toysDoll Princess VenditaEbay Disney Toddler Animator Collection In m8yvNn0wO, oppure nel caso di un cambio di partner o in un contesto di sesso di gruppo.

Ci sono anche dei casi femminili in cui gli orgasmi si presentano in maniera spontanea, come nel caso del disturbo dell’eccitazione genitale persistente (PGAD), in cui le donne possono sentirsi eccitate per ore o per giorni senza alcun tipo di stimolazione sessuale, e possono sperimentare orgasmi spontanei che non si riescono a controllare. Gli orgasmi possono alleviare momentaneamente i sintomi ma non in modo permanente; l’imprevedibilità di questa disfunzione crea un profondo disagio ed imbarazzo nelle persone che ne soffrono.

In generale il mancato raggiungimento di orgasmi multipli può generare preoccupazione, ma in realtà non è un fattore determinante nell’esperienza sessuale, che può risultare molto soddisfacente anche senza. Nel caso in cui però si volesse sperimentare, è di grande importanza la conoscenza del proprio corpo e nel caso delle coppie è fondamentale la comunicazione riguardo i gusti reciproci e l’apertura verso la sperimentazione nella sessualità.

A volte serve della pratica e quindi è necessario avere pazienza; inoltre, secondo gli esperti, è importante non concentrarsi sull’orgasmo multiplo come obiettivo, quanto godersi il processo che eventualmente vi ci porta.

Ringrazio per la collaborazione la Dott.ssa Cristina Cuccuru

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In un’epoca come la nostra fatta di legami fragili, a tempo e frammentari, caratterizzati sempre più da insicurezze, è interessante analizzare il ruolo della fedeltà all’interno delle relazioni.

La fedeltà rappresenta per molti un elemento importante ed essenziale per il buon funzionamento di ogni relazione di coppia, soprattutto in un matrimonio. Questa da sola non è in grado di garantire la longevità di una buona relazione, ma la sua mancanza rappresenta sicuramente una delle cause di crisi e rottura.

La fedeltà è quella che dobbiamo al nostro partner o a noi stessi?

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Nel suo ultimo romanzo intitolato “Fedeltà” pubblicato recentemente da Einaudi, Marco Missiroli pone ai lettori questo interrogativo e attraverso le storie e le voci dei suoi personaggi, costruisce un ritratto sentimentale dei nostri tempi, mettendo in campo relazioni, corpi, desideri e “passioni non consumate”, proponendo così un’interessante riflessione sul tema della fedeltà che parte dalla pluralità del termine stesso e ne considera i diversi volti: quella verso i cari, verso il partner e infine quella verso noi stessi, i nostri desideri e le ambizioni.

Quali fattori predispongono un individuo a venir meno all’impegno preso con il proprio partner?

La teoria dell’attaccamento fornisce un quadro teorico utile per poter dare una risposta a questo interrogativo. Con il termine attaccamento si fa riferimento al legame emotivo precoce che si instaura tra il bambino e il suo cargiver, che pone le basi per le esperienze relazionali future: la letteratura di riferimento mette in evidenza come i comportamenti infedeli riflettano spesso alcuni tipi di attaccamento.

Secondo uno studio pubblicato dall’ American Journal of Family Therapy da Fish e colleghi della Florida State University, lo stile di attaccamento evitante, caratterizzato da difficoltà a costruire e mantenere un impegno emotivo, e allo stesso modo quello ansioso, sembrerebbero predisporre in misura maggiore un individuo a dei comportamenti infedeli. In particolare, la vulnerabilità al tradimento andrebbe ricercata nelle difficoltà di questi soggetti a creare un legame emotivo e a mantenere un alto impegno nelle relazioni; allo stesso modo l’ansia, la paura e il rischio percepito di abbandono, creano incertezze e dubbi che rendono difficoltosa la possibilità di affidarsi e fidarsi dell’altro, e quindi a loro volta limitano l’impegno nel legame emotivo.

Un quadro più completo sul ruolo dell’ansia da attaccamento nel predire l’infedeltà coniugale, è proposto da uno studio longitudinale pubblicato sul Journal of Family Psychology: gli autori, Russell, Baker E McNulty, partendo dai limiti rilevati nelle precedenti ricerche, esaminano in un campione di coppie sposate il ruolo e le implicazioni dell’ansia da attaccamento di entrambi i partner, inserendo nella valutazione anche l’influenza di diverse variabili come la personalità, la frequenza dei rapporti sessuali e la soddisfazione di coppia.

Anche i risultati di questa ricerca hanno riportato che l’infedeltà era positivamente correlata con l’ansia da attaccamento. In più, è stata rilevata una notevole influenza sull’infedeltà anche da parte dell’ansia di attaccamento del partner, e non solo di chi attua il tradimento. È probabile che l’ansia in entrambi i partner fornisca una significativa minaccia all’intimità, che motiva la coppia a cercare partner alternativi.

Nella pratica clinica i risvolti di queste ricerche si traducono nella necessità di tener sempre presente, ai fini del benessere della coppia, che la fedeltà e la disponibilità a fidarsi dell’altro nelle relazioni rimandano sempre al vissuto personale e al nostro bagaglio emotivo e si riflettono nei modi in cui affrontiamo le relazioni, all’impegno che poniamo nei confronti dei legami, rendendoci vulnerabili sia ad agire comportamenti infedeli sia nella percezione e nella lettura dei comportamenti dell’altro.

Ringrazio per la collaborazione la Dott.ssa Giulia Catania

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E’ di meno di un mese fa la notizia della pubblicazione su Frontiers in Immunology dei dati del follow up a 8 anni di un vaccino contro l’HIV, che lascerebbe sperare per la sperimentazione di nuove forme di trattamento disponibili.

Anche la scoperta del vaccino rappresenta un successo nostrano, raggiunto da Barbara Ensoli, Direttrice del Centro Ricerca Aids dell’Istituto Superiore di Sanità.


Lo studio è stato portato avanti da una squadra di eccellenze tutte italiane, tra le quali: l’Ospedale San Raffaele e l’Ospedale L. Sacco di Milano, l’Ospedale San Gerardo di Monza, l’Ospedale Universitario di Ferrara, il Policlinico di Modena, l’Ospedale S.M. Annunziata di Firenze, l’Istituto San Gallicano – Istituti Fisioterapici Ospedalieri- di Roma ed il Policlinico Universitario di Bari.

I dati recentemente diffusi hanno riguardato il monitoraggio con un follow up a 8 anni degli effetti del vaccino somministrato a 92 volontari. Anche la scoperta del vaccino rappresenta un successo nostrano, raggiunto da Barbara Ensoli, Direttrice del Centro Ricerca Aids dell’Istituto Superiore di Sanità.


In che cosa consiste l’effetto del vaccino?


Il vaccino attualmente in esame è soprattutto rivolto a contrastare l’azione della Tat, una proteina essenziale per la replicazione dell’HIV; nel momento in cui entra in contatto con l’organismo ospitante, infatti, il virus dell’HIV trascrive tutte le proteine che sono necessarie per la sua sopravvivenza; tale proteina, gioca un ruolo chiave in tale passaggio. La proteina Tat, pertanto, svolge ruoli essenziali nel ciclo di vita del virus e nella patogenesi dell’HIV.

Tat viene prodotto molto precocemente all’infezione, viene rilasciato nell’ambiente extracellulare e si accumula nei tessuti, dove esercita effetti sia sul virus che sul sistema immunitario: tale percorso, lo rende un candidato ottimale per l’immunizzazione terapeutica e l’intensificazione intensiva della terapia antiretrovirale.


Oltre che essenziale nella fase di trascrizione, il Tat extracellulare attiva l’espressione e la replicazione del virus e del gene cellulare, contribuendo al mantenimento della malattia, nonostante l’individuo stia seguendo un terapia antiretrovirale (ART). L’azione del vaccino è quella di essere un inibitore del Tat, producendo, a tutti gli effetti, una sorta di neutralizzazione del virus.

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A che punto si è giunti in questa fase di sperimentazione?

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L’immunizzazione Tat induce il ripristino immunitario progressivo e la riduzione dei reservoir di virus (ovvero dello stato silente del virus e della progressiva resistenza sviluppata dallo stesso nei confronti della terapia antiretrovirale) e può rappresentare un candidato ottimale per l’intensificazione della ART, della cura funzionale e, alla lunga, delle strategie di eradicazione del virus.


Le prospettive offerte da questi dati sembrano, pertanto, più che confortanti. Migliorare le possibilità di trattamento farmacologico dei pazienti sieropositivi non significa, solamente, aumentare l’aderenza al trattamento; ciò che viene offerto è anche un miglioramento complessivo della qualità della vita, che, se visto in ottica evolutiva, in particolare per i minori ed i giovani adulti, rappresenta un punto centrale, sul quale vale la pena porre delle speranze.


Ringrazio per la collaborazione la Dott.ssa Elisabetta Todaro

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Recentemente in Spagna è stata modificata la legge sulle violenze sessuali: se non viene dato esplicito consenso dal partner, l’atto viene considerato come stupro.

In Italia invece si è scatenata la polemica riguardo la decisione da parte della Cassazione di non applicare l’aggravante del reato di stupro se la vittima aveva bevuto per sua scelta: questo dimostra quanta confusione ci sia ancora nei confronti delle dinamiche che si verificano in un approccio sessuale tra uomo e donna, spesso a scapito di queste ultime.

Ma cosa succede quando è un uomo a non volere un rapporto sessuale?

La nostra società attualmente risente ancora dei sexual scriptIn The es Savemoney Price Robot Amazon Getter Best E9Hb2IYDeW, ovvero l’insieme degli stereotipi che caratterizzerebbero il modello di comportamento sessuale degli individui. Nel caso degli uomini, questo modello li vede sempre come attivi nell’approccio sessuale, sempre pronti ad intraprendere un rapporto sessuale e mai inclini a rifiutare delle avances da parte di una donna considerata attraente. Da ciò sembrerebbe impensabile che un uomo possa non desiderare di avere un rapporto sessuale.

Quinn-Nilas e collaboratori, hanno condotto uno studio qualitativo, pubblicato su Psychology of Men & Masculinity, in cui si è cercato di indagare il modo in cui gli uomini si conformano al concetto di sesso indesiderato. La maggior parte dei partecipanti ha riportato di aver acconsentito implicitamente ad un rapporto sessuale pur non desiderandolo e le motivazioni correlate sono influenzate da due grandi variabili: sesso indesiderato in rapporti occasionali e sesso indesiderato nelle relazioni romantiche.

Per quanto riguarda le relazioni amorose, emergono diversi fattori che si frappongono al sesso indesiderato: all’interno di una relazione, l’amore e la felicità del partner vengono messi in risalto decentrando così l’importanza attribuita alla sfera sessuale. L’avere un rapporto indesiderato viene percepito come un atto di altruismo verso il partner; non vi è nessuna pressione di tipo sociale,ma viene considerato quasi come un dovere nei riguardi della persona amata. Nel rispetto della reciprocità, gli uomini ritengono, inoltre, che ogni tanto va bene anche dire di no, nell’aspettativa di una comprensione in merito da parte della partner.

Per quanto riguarda invece i rapporti occasionali, per gli uomini il sesso indesiderato rappresenterebbe comunque un’occasione per fare esperienza, anche in virtù del sentimento competitivo che può svilupparsi tra di loro. Un individuo che ha avuto numerose esperienze sessuali, soprattutto con donne ritenute attraenti, gode di alcuni benefici sociali, quali l’accettazione e il riconoscimento della propria mascolinità; questi vengono ritenuti un ottimo compromesso al senso di esclusione dal gruppo virile dominante che altrimenti si proverebbe nel caso in cui si rifiutasse un rapporto sessuale.

Un fattore importante che emerge in questa dinamica sembra essere dato dall’alcol: il bere oltre ad essere un altro segno di virilità, viene utilizzato per ridurre le proprie inibizioni, modificare la ricettività sessuale verso delle avances indesiderate e abbassare gli standard di attrattiva. L’alcol in questo caso, seppur non direttamente correlato, potrebbe essere determinante per la messa in atto di comportamenti a rischio che possono condurre a contrarre delle IST (Infezioni Sessualmente Trasmesse) e/o provocare gravidanze indesiderate. Inoltre i partecipanti allo studio hanno riferito che i rapporti sessuali avuto sotto l’effetto di alcol sono i meno soddisfacenti, in quanto la situazione risulta più difficile da gestire.

La percezione delle conseguenze rispetto ai rapporti indesiderati, prenderebbe in considerazione solo queste due possibilità. Molti uomini giustamente attribuiscono grande importanza al consenso da parte delle donne in un rapporto sessuale, ma non hanno la stessa considerazione per il proprio, oltre a non percepire la possibilità di un rischio per la salute o di essere potenziali vittime sessuali.

Quindi l’idea implicita è che gli uomini non possano essere molestati e questo li rende meno inclini a segnalare episodi di una qualche forma di violenza sessuale, preoccupati che questo possa sollevare dei dubbi sulla loro sessualità e sulle aspettative di genere. È necessario pertanto educare e sensibilizzare gli uomini sui rischi del sesso indesiderato, con l’obiettivo di ridurre lo stigma che permetta loro di sentirsi al sicuro nel riportare casi di pressioni sessuali indesiderate. Il tema resta molto delicato poiché storicamente le donne, in quanto tali, hanno subìto violenze di ogni tipo e specialmente stupri individuali e di gruppo, sia da parte di sconosciuti (stupri etnici, ad esempio, da parte dei soldati invasori durante i conflitti) che da parte di familiari e conoscenti nel quotidiano, fino ad arrivare all’odioso crimine del femminicidio presente in ogni latitudine. Capire meglio il fenomeno delle molestie e della violenza in ogni sua sfaccettatura per poterlo prevenire resta un grande obiettivo per ogni Paese che voglia definirsi civile.

Ringrazio per la collaborazione la Dott.ssa Cristina Cuccuru

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    • Fenomeni storici e sociali, Salute e sessualità, Varie
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Tra le conseguenze a medio e lungo termine di una diagnosi di tumore al seno e dei relativi interventi, la letteratura scientifica ha evidenziato un impatto negativo sulla salute sessuale. Ciò che la ricerca sta mettendo, con crescente interesse, sempre più in evidenza è la dignità di una prospettiva relazionale ed integrata negli effetti sulla sessualità; per molto tempo, infatti, sono stati largamente studiate le ricadute negative dei trattamenti dal punto di vista prettamente fisico. Il cambiamento del corpo è, certamente, una questione centrale e non trascurabile, che necessita di un lavoro di rielaborazione della propria immagine corporea e di un adattamento nella ridefinizione della propria identità femminile. Il complesso di interventi attuabili contro il tumore al seno vanno, infatti, nella maggior parte dei casi, ad interessare quelli che sono universalmente riconosciuti come punti cardine della seduttività femminile.



Parallelamente ad una prospettiva prettamente individualista, che si rivolge alla donna sopravvissuta al tumore, ha preso negli ultimi anni sempre più piede nella letteratura scientifica internazionale quella nota come “we disease” (trad: “noi stiamo male”). Secondo quest’ultima, l’evento della malattia è rappresentabile da un vero e proprio tsunami emotivo, che investe non solo la donna direttamente coinvolta, ma tutta la sua rete di relazioni significative dal punto di vista affettivo. In questo modo, non è solo possibile definire un “contesto” che soffre (più che una donna), ma anche una rete che può essere presa in carico ed attivare risorse utili alla guarigione.


In sostanza, il vecchio e sempre valido: l’unione fa la forza!Lamborghini Maisto Mi31149 Gallardo Superleggera 2007 Nero WdBQeCxor


Percorrendo le strade di ciò che attiva dei feedback positivi nel contesto relazionale delle donne che hanno sconfitto un tumore al seno, molti contributi scientifici hanno provato ad approfondire il ruolo dell’intimità sessuale, con risultati interessanti. La sessualità, infatti, tutt’altro che misconosciuta e rifiutata, può rappresentare per molte donne che hanno affrontato un trattamento anti tumorale, diversi significati positivi, riguardanti temi come: l’attaccamento alla vita, la sperimentazione del piacere del contatto con alcune parti del corpo e l’esperienza di intimità profonda con un partner.


Affianco a questa tipologia di rappresentazioni ce ne sono altre, che parlano, invece, di aree di difficoltà nella sessualità, insorte in seguito ad un tumore sconfitto: il calo del desiderio, il calo dell’eccitazione, scarsa o assente capacità di eccitarsi e dolore durante i rapporti penetrativi.


Un versante della ricerca ha tentato di rispondere ad un ulteriore quesito: cosa accade al partner di una donna sopravvissuta ad un tumore al seno dal punto di vista sessuale?


In diversi studi, recentemente confermati, è apparso che circa 2/3 del campione di uomini intervistati sul tema esprimeva delle difficoltà sessuali, soprattutto legate alla drastica riduzione di rapporti sessuali e all’assenza di appagamento negli scambi sessuali.


Questi dati sono facilmente spiegabili, se si prende in considerazione la natura diadica della sessualità di una coppia stabile, che si trova ad affrontare un evento patologico traumatico, come un tumore al seno. In casi come questo, la malattia si trova a costituire un “terzo” incomodo tra i partner, del quale entrambi si accorgono, che per entrambi suscita emozioni molto forti, ma del quale può essere molto difficile parlare esplicitamente. Se si considera, inoltre, che la maggior parte dei programmi di supporto psicologico sono rivolti alla donna e, più indirettamente, al partner, la questione per la coppia può divenire ancora più complessa.


Ad offrire un’utile risorsa in questo settore, ci pensa, anche stavolta, il web! In un recente studio pubblicato da Hummel e collaboratori della Open University of The Netherlands, in collaborazione con The Netherlands Cancer Institute, vengono presentati risultati interessanti. L’articolo, apparso sul Journal of Sex & Marital Therapy, presenta i dati relativi alla partecipazione a sessioni di terapia cognitivo comportamentale per partner di donne sopravvissute al tumore al seno, con specifica finalità di trattare le difficoltà sessuali maschili emerse nel post tumore della compagna.


Lo studio ha preso in considerazione 69 uomini, di età media di 54 anni; i cambiamenti rispetto alla sessualità sono stati misurati attraverso la compilazione pre intervento e post intervento di alcuni questionari standardizzati sulla risposta sessuale maschile. Le sessioni di intervento hanno previsto 5 moduli tematici, svolti in 24 settimane di attività, divise tra materiale informativo e proposte di esercizi a casa (individuali e di coppia). Al termine di questo periodo, i principali miglioramenti sono stati dichiarati sul versante della: soddisfazione sessuale, soddisfazione della relazione di coppia e intimità sessuale.


Studi come questi permettono di evidenziare il potere positivo della condivisione e del supporto psicosessuologico sulla qualità della vita di chi si trova ad affrontare un problema così difficile.



Ringrazio per la collaborazione la Dott.ssa Elisabetta Todaro

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    • Disfunzioni Sessuali, Salute e sessualità, Varie
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La maggiore fruibilità e il facile accesso ad internet, hanno reso la pornografia alla portata di tutti e la semplicità di tale accesso e la discrezionalità hanno permesso un aumento della frequenza e della tipologia di utenti. Quello che da sempre veniva considerato uno spazio esclusivo per gli uomini, è diventato negli ultimi tempi uno spazio dedicato anche all’ immaginario e alle fantasie sessuali femminili.

Dati statistici pubblicati su Pornhub riportano, infatti, che il 20% delle donne italiane ne fa uso. Tanti studi si sono recentemente occupati di valutare gli effetti della pornografia sul cervello umano e gli effetti negativi che l’eccessivo utilizzo comporta.

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Ma quali effetti ha invece l’utilizzo della pornografia all’interno della relazione di coppia?

Uno studio recente pubblicato sul Journal of Sex Research ha esplorato le dinamiche sessuali e il benessere relazionale, in associazione all’utilizzo del porno su un campione di 240 coppie statunitensi eterosessuali.

I risultati hanno riportato che l’uso della pornografia all’interno della sessualità della coppia, è associato ad una maggiore soddisfazione sessuale per entrambi i partner; i dati, inoltre, suggeriscono che le diverse configurazioni dell’utilizzo del porno nelle coppie sono associate a vari indicatori di benessere relazionale, mentre l’uso individuale sembra essere associato ad una minore soddisfazione sessuale.

Uno studio precedente, a cui hanno preso parte 617 coppie sposate o conviventi, si è occupato invece di esaminare le associazioni tra l’uso della pornografia, il significato che le persone gli attribuiscono, la soddisfazione sessuale e relazionale.

I risultati hanno riportato sostanziali differenze di genere in termini di profili di utilizzo: nello specifico, l’uso della pornografia maschile era associato negativamente sia alla soddisfazione sessuale che relazionale in entrambi i partner, mentre l’uso della pornografia femminile era associato positivamente alla soddisfazione sessuale femminile.

Nella sfera femminile è stata evidenziata un’associazione leggermente positiva con la soddisfazione sessuale di coppia: infatti le donne prediligevano un uso condiviso del materiale hard a differenza degli uomini, che più spesso ne facevano un uso individuale.

Un altro dato interessante ha messo in risalto come l’atteggiamento nei confronti della pornografia fosse un fattore discriminante in termini di soddisfazione sessuale e relazionale. L’uso delle donne, registrato come fenomeno condiviso, sembrerebbe essere associato ad effetti positivi sulla relazione di coppia; tali implicazioni suggeriscono che un uso occasionale e comune all’interno della relazione può apportare risvolti positivi in termini di benessere sessuale.

Le conclusioni delle ricerche e degli studi sul tema compiuti finora mettono in evidenza che l’elemento discriminante è proprio la condivisione.

L’utilizzo della pornografia all’interno di una coppia, quando è vissuta come momento ludico e trasgressivo e come spazio di complicità e condivisione, può essere considerato un elemento positivo, in grado di aumentare l’intimità e favorire una particolare intesa, comunicazione e scambio. Altre modalità di utilizzo comportano invece, diverse implicazioni individuali e relazionali in termini di soddisfazione e non solo, le quali devono sempre essere tenuti in considerazione quando si ha a che fare con una coppia.

Ringrazio per la collaborazione la Dott.ssa Giulia Catania

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Di serie tv sugli adolescenti e sui loro drammi ce ne sono a decine e tutti, in quantità e modi differenti, trattano il tema della sessualità di questo periodo di vita. Molti la affrontano in maniera molto velata e casta, altri invece ne mostrano il lato estremo, come se tutti fossero esperti e disinibiti; quello che però è sempre mancato, è un punto di vista onesto sul modo in cui i più giovani vivono e sperimentano la sessualità, dai primi contatti alle conferme o nuove scoperte sulle proprie “abilità sessuali”, ognuno con il proprio approccio.

A colmare questa lacuna ci pensa proprio Netflix, consolidata paladina della lotta verso una società più aperta e tollerante nei confronti delle differenze ma anche uguaglianze del genere umano.

In questo senso, uno dei più recenti prodotti della piattaforma di streaming è Sex Education, una serie di successo ideata da Laurie Nunn e diretta a quattro mani da Kate Herran e Ben Taylor. La caratteristica principale è quella di mostrare la sessualità degli adolescenti senza censure e senza moralismi, complice probabilmente l’ambientazione della storia: una fittizia cittadina britannica, quindi un paese in cui si ha una visione della sessualità molto diversa rispetto a quella che si ha in Italia.

Otis Milburn è un timido adolescente di 16 anni figlio di una terapeuta specializzata in sessuologia, che cerca la tranquillità a scuola tenendosi in disparte e non esponendosi in nessun modo. Ancora vergine, viene a sapere dal suo amico Eric, ragazzo gay non dichiarato, che quasi tutti i compagni di scuola hanno avuto esperienze sessuali durante l’estate e questo crea nel ragazzo una notevole pressione sociale: non vuole restare indietro rispetto agli altri. Un giorno entra in contatto con Maeve, la quale, avendo scoperto la professione di sua madre e la bravura e propensione del ragazzo ad offrire sostegno ai coetanei sulle tematiche sessuali, gli propone di avviare insieme una “clinica” sottobanco a cui gli studenti possono rivolgersi per risolvere i loro problemi relazionali e di sesso.

Nei soli otto episodi della prima stagione, le tematiche affrontate sono numerose, da quelle più classiche, come la prima volta, masturbazione, amori non corrisposti e tradimenti, immagine corporea, gravidanze indesiderate e sexting (quest’ultima entrata in lista solo recentemente), a quelle che di solito vengono prese meno in considerazione come eiaculazione ritardata e/o impossibile, sesso tra lesbiche (molto meno presente rispetto a quello fra gay), avversione sessuale, masturbazione femminile e vaginismo.

Un altro aspetto interessante di questa serie tv è il richiamo che fa alla peer education, un programma educativo che rientra nell’ambito della Promozione della Salute e che prevede la scelta di un soggetto, all’interno di un gruppo, per essere formato su determinate tematiche al fine di intraprendere lui stesso delle attività educative e formative con suoi coetanei, ma magari con diverse caratteristiche (sesso, età, cultura, status, ecc); l’obiettivo è quello di incrementare le conoscenze e le competenze degli individui affinché siano portati a compiere delle scelte responsabili nei riguardi della propria salute. Per questo motivo è un programma che si rivolge ai giovani, con lo scopo di prevenire la messa in atto di comportamenti a rischio.

Uno studio pubblicato sul Journal of School Health ha riportato quanto abbia avuto riscontri positivi nei più giovani un programma di educazione sessuale basato sulla peer education. Quasi tutti i partecipanti erano già stati sottoposti a programmi che si basavano sulla promozione dell’astinenza, esposti maggiormente agli aspetti negativi della sessualità. Attraverso i peer educator, i ragazzi hanno affermato di sentirsi più a proprio agio nell’affrontare alcune tematiche, rispetto al parlarne con insegnanti o genitori, oltre a sentire di aver colmato delle lacune lasciate dagli altri programmi.

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Pertanto, così come i peer educator, Otis mette in campo le sue competenze a favore del benessere sessuale dei suoi compagni di scuola, rappresentando per loro una grande risorsa e contribuendo a rimodellare non solo l’immagine che gli adolescenti hanno del sesso, ma attraverso il suo rapporto con la madre anche l’immagine che gli adulti hanno del mondo dei giovani.

Ringrazio per la collaborazione la Dott.ssa Cristina Cuccuru

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Nell’infanzia, l’attaccamento con la figura primaria di cure è il primo sistema socio-comportamentale nel quale ci troviamo inseriti. Questo influenza l’attaccamento con il partner da adulti con ripercussioni sul comportamento sessuale.

L’attaccamento ed il comportamento sessuale sono entrambi componenti fondamentali delle relazioni romantiche adulte. L’attaccamento evitante, ad esempio, di solito si manifesta nell’incapacità di esprimere emozioni e di identificarle quando le provano, descrive adulti privi di empatia, indifferenti verso i sentimenti: questo modello di attaccamento sembra connesso ad attività sessuali impersonali, egocentriche. Invece, gli individui con un attaccamento di tipo ansioso, mostrano un legame estremamente simbiotico nei confronti del partner, caratterizzato da una forte paura di perderlo, e utilizzano la sessualità come uno strumento per mantenere la relazione e soddisfare i bisogni del partner. In questo contesto di stile di attaccamento, fingere l’orgasmo potrebbe servire come strumento di regolazione relazionale.

Uno studio condotto di recente presso l’Università di Pecs in Ungheria, pubblicato sul Journal of Sex Research, ha voluto studiare il possibile legame tra dimensioni dell’attaccamento adulto e motivazioni per fingere l’orgasmo nelle donne.

Circa 350 giovani donne, di età compresa tra i 18 ed i 59 anni, reclutate mediante blog sulla salute sessuale, hanno completato online strumenti sull’attaccamento adulto e le motivazioni per fingere l’orgasmo. Sia l’attaccamento evitante che quello ansioso sono risultati correlati all’utilizzo della finzione dell’orgasmo come strumento di evitamento di sentimenti negativi e in particolare della vergogna: le donne che hanno riportato di aver finto l’orgasmo durante il sesso orale, erano maggiormente evitanti dell’intimità rispetto alle donne che non l’avevano mai fatto.

Lo stesso risultato è stato riscontrato per il rapporto coitale. L’attaccamento evitante era associato in modo significativo con l’intento di terminare velocemente il rapporto sessuale fingendo l’orgasmo: queste donne erano anche più propense a fingere l’orgasmo durante il sesso orale, per evitare sentimenti negativi connessi alla paura di malattie sessualmente trasmesse o a mancanza di piacere associato a tale pratica. D’altro canto, l’attaccamento ansioso era associato con l’uso del finto orgasmo per incrementare l’eccitamento sessuale ed innalzare l’autostima del partner; un altro obiettivo era quello di evitare emozioni negative connesse al non aver raggiunto un orgasmo.

Il sesso non soddisfacente all’interno delle relazioni rimane una delle maggiori lamentele tra le coppie. I pazienti spesso presentano problematiche serie e pericolose per la relazione, connesse alla frequenza sessuale ed alla sua qualità; tuttavia, la maggior parte di essi non sono in grado di articolare il significato che il sesso ha per loro. Inoltre, il sesso è spesso un argomento difficile e imbarazzante da discutere sia per il paziente che per il terapeuta o il medico. I risultati di questo studio possono, dunque, offrire una cornice per iniziare a comprendere le complesse emozioni che circondano il rapporto sessuale in un contesto relazionale. Questi risultati non solo danno indicazioni importanti per future direzioni di ricerca, ma possono aiutare il lavoro clinico con donne e coppie.Lamborghini Maisto Mi31149 Gallardo Superleggera 2007 Nero WdBQeCxor

Ringrazio per la collaborazione il Dott.re Stefano Eleuteri

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